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In Italia l’eCommerce cresce ancora a rilento

Un incremento a doppia cifra, con un giro d’affari che però resta ancora lontano dai volumi registrati nel resto d’Europa: è questa la fotografia sull’eCommerce in Italia che è stata scattata, come ormai di consuetudine, dall’atteso rapporto della Casaleggio e Associati, che consente di fare il punto sul settore alla fine del 2016.

Il fatturato dell’eCommerce sale a 31,7 miliardi

In totale, il fatturato complessivo delle vendite online è stimato in 31,7 miliardi di Euro, ovvero un aumento di dieci punti percentuali rispetto alle cifre dell’anno precedente, a riprova di come questa tipologia di commercio stia entrando in una fase di maturazione e consolidamento, pur non raggiungendo le performance di mercati già affermati come quello statunitense.

Ancora molte criticità

Il rapporto di Casaleggio edizione 2017 è fondato su un panel di 3mila aziende che fanno e-commerce, e oltre alla indicazione delle cifre del settore individua anche quali sono le principali criticità, a cominciare dalla mancanza di un’offerta adeguata in molti settori, come la casa, la moda, l’arredamento, che pure sono punti di forza del made in Italy.

Stare online è un dovere

Accanto a questi problemi, il presidente della Casaleggio Associati ritiene anche insufficiente il livello di internazionalizzazione delle aziende nostrane, ricordando come in Europa il 70% del mercato si concentri in tre Paesi (Regno Unito, Germania e Francia), mentre le imprese italiane forse ancora non hanno compreso che l’espansione verso l’estero deve essere un caposaldo anche per chi opera online, altrimenti non si riesce a competere e a sopravvivere.

Cambio di passo per gli imprenditori

Il j’accuse più forte è proprio al mondo imprenditoriale del Belpaese, visto che sono ancora troppo bassi i livelli degli investimenti privati: “Nel 2016 in Italia gli investimenti in venture capital sono stati in totale 260 milioni, contro i 600 milioni della Spagna e i 2,7 miliardi della Francia. Inoltre nel nostro Paese si tratta in genere di investimenti ridotti, da 500mila euro a 5 milioni: troppo pochi per un settore capital intensive come l’e-commerce”, afferma Casaleggio.

L’offerta deve anticipare la domanda

Non meno critici sono poi i fattori legati alla capacità delle imprese di “stare” sul Web e rispondere a una domanda che è in continua crescita: se infatti gli acquirenti online abituali in Italia sono passati dai 9 milioni del 2011 ai 16 milioni di oggi, con una crescita del 20% anno su anno, sul fronte dell’offerta non c’è stata forse la stessa velocità di stare al passo coi tempi. Al punto che nella distribuzione organizzata, che resta comunque la parte più avanzata della distribuzione, un retailer su tre ancora non vende online, pur essendo fornito di un sito.

Gli strumenti a disposizione

Eppure, di strumenti a disposizione ce ne sono, e anche di efficacia comprovata come i servizi offerti da Flamenetworks, che possono essere strategici per le imprese che si affacciano al mondo dello shopping digitale. Parliamo di interventi nel campo delle attività di hosting e-commerce, punto base per le strategie di vendita online, e di assistenza a ogni operazione da effettuare online in modo sistematico.

Migliorare i servizi

Il prossimo passo per l’Italia e il suo sistema produttivo, allora, è capovolgere la situazione attuale, cercando di far emergere sempre più i retailer che stanno già sperimentando la crossmedialità o la omnicalità, seguendo gli esempi più avanzati e assecondando le crescenti esigenze dei clienti, che ormai si affidano ai servizi online con tranquillità e frequenza.

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