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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il 9 ottobre 2013 nella sala stampa di palazzo Chigi durante una conferenza stampa dei ministri del Pdl.
ANSA/ GUIDO MONTANI
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il 9 ottobre 2013 nella sala stampa di palazzo Chigi durante una conferenza stampa dei ministri del Pdl. ANSA/ GUIDO MONTANI

Osteopatia, è ancora battaglia sul Ddl Lorenzin

Non si ferma il dibattito sul cosiddetto Ddl Lorenzin, che ormai da oltre un anno è in fase di elaborazione e che dovrebbe portare a una serie di novità in ambito sanitario: sotto la lente di ingrandimento ci sono in particolare gli articoli che riguardano l’eventuale riconoscimento professionale dell’osteopatia, una delle pratiche più diffuse a livello nazionale e non solo.

Il dibattito sulla professione

Hanno infatti destato molto scalpore gli emendamenti presentati all’articolo 4, che prevedono il mantenimento della formazione post-lauream in osteopatia per medici e fisioterapisti. Da un lato, questa decisione ha provocato la reazione degli specialisti di questa terapia alternativa, che hanno interpretato in modo negativo l’orientamento; dall’altro, invece, i medici più tradizionali (e convenzionali) hanno difeso la mossa.

Una patata bollente per il Senato

Il tema è piuttosto delicato: se nel corso dell’iter presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato, in atto in queste settimane, dovesse essere mantenuto l’intendimento, l’osteopatia potrebbe essere considerata “semplicemente” (e forse semplicisticamente, come sottolineato dai professionisti che la praticano attualmente) una specializzazione del percorso di studi di medici e fisioterapisti.

L’allarme degli osteopati

A dare voce all’insoddisfazione degli osteopati è stata la presidente del ROI (Registro Osteopati Italiano), Paola Sciomachen, che in un comunicato stampa si è scagliata contro l’emendamento: “competenze professionali ed efficacia del trattamento manipolativo osteopatico sono dimostrate in 30 anni di attività scientifica con più di 8.500 lavori, tutti indicizzati su PUBMED, di cui più della metà sono stati pubblicati negli ultimi 10 anni dagli osteopati, tra cui anche molti ricercatori italiani soci ROI, e non da fisioterapisti o altri professionisti della salute“, ha esordito l’esperta per ricordare l’importanza di questa professione nella storia medica, anche italiana.

Valorizzare la professionalità

Secondo Paola Sciomachen il tentativo “di rendere l’osteopatia una specializzazione di altre professioni sanitarie non è supportata da nessuna evidenza ed è in contrasto con il lavoro fatto dal Parlamento italiano fino a oggi e, a livello dell’UE, con la norma CEN che ha definito gli standard europei per l’esercizio della professione e la formazione di osteopata”. Per la presidente del Roi, ancora, proseguendo in questa strada si “allontana l’Italia dal resto d’Europa e da tutti quei Paesi che da anni hanno riconosciuto la professione dell’osteopata e si arrocca a tutela degli interessi di una piccola parte a discapito dei cittadini”.

I numeri dell’osteopatia

In questi ultimi anni i numeri dell’osteopatia in Italia sono stati decisamente importanti: si calcola, infatti, che esistano all’incirca ottomila professionisti che praticano questa disciplina lungo tutto il territorio nazionale, con importanti effetti per la salute delle persone. Secondo una recente stima, sono circa dieci milioni i pazienti italiani che si sono rivolti appunto all’osteopata per affrontare un problema fisico, con riscontri nella maggior parte positivi.

Un intenso percorso di formazione

Come sottolineato dai tecnici del ROI, un fisioterapista specializzato non può essere in possesso delle stesse competenze di un osteopata “puro”, che per raggiungere tale riconoscimento ha seguito una formazione specifica presso scuole come quella di  www.tcio.it, con un intenso programma di corsi e di lezioni pratiche necessarie ad accumulare il monte ore minimo previsto dalla Norma CEN e dai documenti dell’OMS.

La parte avversa

Completamente opposto il parere dei medici, che invece vedono nell’emendamento un modo per consentire anche a chi ha già conseguito una laurea in ambiti sanitari di formarsi su una pratica non allopatica come l’osteopatia; una modalità che, ribattono ancora, avviene già in Paesi quali gli Stati Uniti, la Spagna, il Regno Unito e la Francia, che hanno previsto appunto una formazione post-lauream in osteopatia per le professioni di medico e fisioterapista.

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